Primi anni Novanta. Un colossale furto di risorse riservate sconvolge il Pds milanese, erede della tradizione comunista e sempre più in affanno.
L’ingegner Mario Cavenaghi, ex presidente dei probiviri lombardi del Pci (che oltre alla correttezza etica sorvegliavano interessi strategici del partito) torna dall’autoesilio svizzero per individuare i colpevoli. A copertura di quest’indagine da non rivelare, dovrà stendere un rapporto sull’opinione pubblica milanese. E quest’ultimo compito, paradossalmente, finirà per essere il più ossessionante e impegnativo.
Per scovare i ladri e allo stesso tempo comprendere che cosa avviene nel luogo dove è cresciuto e che ha intensamente amato, s’immerge nei gironi dell’inferno ambrosiano. Incontra, per due settimane, operai e femministe, studenti e banchieri, socialisti e cattolici, giornalisti e rifondaroli, avvocati e magistrati, partigiani e manager, grandi dame e vecchi saggi. Legge una città travolta da feroci inchieste giudiziarie sulla corruzione, sperduta tra indignazione e paura per la rottura di equilibri che ne hanno a lungo garantito progresso e libertà. È questa la città che Cavenaghi osserva e descrive in modo passionalmente puntuale. La storia che sempre colpisce due volte, gli esiti di una Guerra finita e il tradimento che, come diceva Talleyrand, è al fondo questione di tempi, gli daranno la chiave per svelare chi ha rubato. Più difficile sarà trovare la risposta su quel che attende, nel futuro, Milano.
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Lodovico Festa (Venezia 1947), giornalista e scrittore, è stato dirigente del Pci nel milanese, direttore editoriale del «Moderno», condirettore de «Il Foglio» e di «Finanza & Mercati». Ha pubblicato saggi storico-politici, culturali ed economico-sociali per Boroli, Mondadori, Ares, Scheiwiller, goWare e Guerini. Ha scritto due romanzi gialli, La provvidenza rossa e La confusione morale, nei quali ha introdotto la figura del presidente dei probiviri-investigatore, ingegner Mario Cavenaghi. Nel primo, ambientato nella Milano fine anni Settanta, Cavenaghi indaga all’interno di un’organizzazione politica ancora solida. Nel secondo, siamo al 1984, il Pci rivela i segni di un declino ormai largamente avviato. In questo terzo romanzo, Addio Milano Bella, il partito, diventato ormai Pds, è in una situazione di sbandamento di cui l’autore, vicino testimone di quei tempi, riproduce la portata.




