L’universo della digitalità e, in particolare, dell’intelligenza artificiale, è attraversato da ideologie che spesso rimangono implicite. Muovendo dalla riflessione di Friedrich Nietzsche, passando per Jean Baudrillard e Marshall McLuhan, l’autore ne mette in discussione i presupposti, interrogando il rapporto tra esseri umani e artefatti tecnologici. L’intelligenza artificiale, anche nelle sue forme più avanzate (generativa, conversazionale, predittiva o agentiva), resta uno strumento: potente, utile, capace di simulare processi cognitivi e comportamenti, ma privo di coscienza e responsabilità. Attributi che continuano ad appartenere esclusivamente all’essere umano. Ne emerge una critica alle prospettive del transumanesimo e del postumanesimo e, insieme, la proposta di un umanesimo digitale capace di affrontare le trasformazioni tecnologiche senza rinunciare alla centralità della persona. Una riflessione resa ancora più urgente dall’affermarsi di nuove ideologie tecnoautoritarie che affidano all’intelligenza artificiale il compito di ridisegnare il futuro dell’umanità.
Filiberto Tartaglia è sociologo e e semiologo. Ha insegnato Marketing, Teoria e tecnica della comunicazione pubblica e public speaking all’Università di Ferrara e Sociologia del lavoro e dell’organizzazione all’Università di Firenze. Si occupa, in particolare, di estetica della vita quotidiana. Fra i suoi libri: Elementi di retorica manageriale (1994), Estetica del terziario (2006), E osano chiamarci clienti (2008), Estetica sanitaria (2009), Estetica della Pubblica Amministrazione (2011) e Galassie e simulacri (2024).






