L’abitudine alla mediazione digitale di ogni nostra esperienza si è oggi a tal punto stabilizzata, grazie alla penetrazione rapidissima dello smartphone nelle pratiche del quotidiano e nella produzione di pensieri, emozioni e immagini, da cancellare quasi del tutto la possibilità di un allontanamento critico dello sguardo e di un sano scetticismo. Con brevi e taglienti affondi, Morri si cimenta qui nel tentativo di ripristinare lo spazio del domandare e del dubitare, mettendo in luce, e inevitabilmente in questione, la mutazione antropologica che ha investito il nostro tempo. Dalla religione del selfie al working-from-home, dalla scomparsa della noia alla trasformazione dell’amicizia e del linguaggio, lo smartphone comincia allora ad apparire non più un semplice strumento, ma il fulcro di un nuovo ecosistema sociale.
Non solo un saggio, ma una denuncia lucida e necessaria che, ribaltando il punto di osservazione, ci costringe a confrontarci con la solitudine, l’apatia e la spettacolarizzazione permanente all’interno delle quali abbiamo preso a trascorrere le nostre vite.
Lorenzo Morri insegna filosofia e storia al liceo Leonardo da Vinci di Casalecchio di Reno (Bologna). Ha studiato con Alessandro Biral all’Università di Venezia i classici del pensiero politico e ha collaborato per alcuni anni con la cattedra di Sociologia del lavoro all’Università di Bologna. Durante la pandemia ha animato il gruppo informale di studio e azione Presidio primaverile per una Scuola a scuola, curandone le pubblicazioni collettanee La scuola interrotta e L’onda lunga.




