Umane, troppo umane? L’universo HR in 4 libri (e un racconto)

Tra le ultime pubblicazioni a marchio Guerini Next, vari sono i libri dedicati al modo in cui le trasformazioni della nostra società, più recenti e “disruptive”, hanno cambiato e stanno cambiando il mondo del lavoro, sia nella cosiddetta gestione delle risorse umane sia nella mutata percezione di ciascun individuo riguardo ai confini tra tempi e spazi della vita, lavorativa e non. Ecco una scelta dei saggi più recenti che esplorano questi temi:


IL RUOLO DELL’HR – un racconto di Gianluca Caffaratti (Presidente AIDP Liguria)

Era un venerdì, uno di quelli bui e freddi, che non sembrava voler anticipare per nessuna ragione la spensieratezza del weekend.

Quel giorno, per Nicola, non era stato uno dei migliori al lavoro, e la consapevolezza della sera lo aveva portato a riflettere che sicuramente l’indomani avrebbe comunque avuto la testa su un unico pensiero: l’impossibilità di aver potuto dare a Ludovica un contratto part time.

Nicola è un HR di quarantacinque anni, amante della vita e del suo lavoro, uno di quelli che si lamenta poco e cerca sempre di dare il massimo che però, come molti, aveva appena passato una giornata infernale che sembrava non voler terminare mai.

Erano le 18.30 di una sera d’inverno genovese, una di quelle dove ci si domanda come sia possibile che sia già così buio, una di quelle in cui, per non farsi mancare nulla, aveva iniziato pure a piovere.

L’ombrello di Nicola era giustamente riposto sotto il sedile posteriore della macchina, mentre il suo proprietario era ancora in ufficio che passeggiava lungo il perimetro della stanza, con la speranza che la luna illuminasse almeno per un po’ la soprelevata e che i suoi pensieri si mettessero un po’ in ordine.

Quella mezz’ora era stata per Nicola una sorta di sessione psicologica con sé stesso, in cui aveva cominciato ad analizzare punto per punto gli accadimenti della giornata, capendo cosa fosse successo, il perché, ma soprattutto cosa avrebbe potuto fare per migliorare alcune dinamiche.

Niente da fare: spesso e volentieri, da qualunque punto di vista uno la voglia analizzare, il lavoro dell’HR può trasformarsi visivamente in un vero e proprio quadro di freddo e di pioggia, incorniciato dal buio.

La prima cattiva notizia della giornata era arrivata ancor prima di accendere il computer: Nicola non avrebbe potuto fare la formazione ai lavoratori durante l’orario lavorativo. C’erano troppi impegni, troppi lavori, troppo poco budget, troppe persone, troppo un po’ di tutto; il che avrebbe consentito di svolgerla esclusivamente durante la pausa pranzo.

E così, tra un’insalata di riso ed un panino, Nicola aveva tenuto il suo corso di formazione tra le 13.00 e le 14.00.

Gli era sempre piaciuto insegnare e pensava che il ruolo di docente, in qualche modo gli si addicesse, ma certo, in pausa pranzo era tutto diverso. Non soltanto avrebbe dovuto privare i lavoratori del proprio tempo libero, e non solo questi sarebbero stati di conseguenza meno attenti, ma anche lui aveva pensato che una pausa pranzo degna di essere chiamata tale, se la sarebbe meritata.

“Non c’è budget, fatela in pausa pranzo!”, si era sentito rispondere dai piani alti.

Non solo: questa formazione si era rivelata nientemeno che un breve intervallo tra due momenti altrettanto negativi.

Il primo era avvenuto durante la mattinata. Nicola aveva fatto, o almeno tentato di fare, vari colloqui, ma si era trovato di fronte poche persone realmente motivate, pochi obiettivi, poca felicità negli occhi dei candidati. Si può dire che, principalmente, si trattasse di una selezione volta a scartare il meno raccomandato piuttosto che a prendere il più bravo.

Decisamente un momento demotivante per un HR, il cui ruolo è quello di cercare nuove risorse positive, determinate e pronte per lanciarsi verso un futuro talvolta incerto, ma certamente ricco di stimoli e traguardi da voler raggiungere.

Il secondo, invece, era avvenuto durante il pomeriggio, e quella sì che era stata la ciliegina sulla torta: Nicola aveva dovuto dire un no secco a Ludovica, mamma eccezionale che aveva fatto una richiesta per un contratto part time, in quanto sua figlia Gioia avrebbe iniziato a breve le elementari.

Nemmeno per Gioia, né tantomeno per Ludovica, l’azienda avrebbe potuto fare un’eccezione. I contratti part time non sarebbero stati presi in considerazione né in quel momento, né negli anni successivi.

Proprio per questo Nicola, di fronte a quella richiesta, si era sentito disarmato: avrebbe voluto rispondere diversamente, ma non poteva fare nulla per cambiare la situazione. Si era sentito triste, impotente ed anche arrabbiato perché, con quelle due lettere, aveva in qualche modo privato una donna della sua felicità.

E così, dalla finestra dell’ufficio che si affacciava sul mare di Genova e sulle barche ormeggiate, Nicola pensava alla sua giornata al lavoro.

Fin da quando era piccolo, si era innamorato della figura dell’HR, principalmente perché questa metteva al centro le persone, le aiutava e le valorizzava. Cosa era successo, allora, quel giorno? Forse non era così?

Purtroppo, nemmeno nel settore delle risorse umane, esistono solo belle giornate e così, prendendo consapevolezza di ciò e sapendo che molto probabilmente questi pensieri lo avrebbero accompagnato anche il giorno successivo, Nicola aveva fatto una corsa sotto la pioggia per raggiungere finalmente l’auto.

Per tutto il viaggio verso casa, non aveva smesso un attimo di piovere ed il rumore dei tergicristalli sembrava piu forte del solito.

La mattina successiva, il cielo aveva cambiato umore. Dalla finestra di camera sua, Nicola poteva vedere uno spicchio di mare su cui si stava iniziando a rispecchiare il sole. Faceva caldo.

Alle 7.50 il cellulare aveva iniziato a squillare.

Nicola aveva dovuto strizzare gli occhi per concentrarsi, perché certamente non era facile afferrare ogni parola che si nascondeva dietro l’entusiasmo e la felicità di Andrea.

“Grazie Nicola, davvero! Non fosse stato per te, sicuramente questo passo sarebbe stato ancora molto lontano nella mia vita. Mi sposo! Non ci posso credere, mi sposo! Grazie di cuore, grazie davvero! L’hai conosciuta, te lo ricordi? Quella mattina c’era lei ad aspettarmi fuori. Sono così felice, grazie Nicola! Mi hai reso l’uomo più felice del mondo!”

Queste erano state le parole che avevano fatto centro nel cuore di Nicola, anche se in effetti non aveva mai pensato di dover essere ringraziato.

Era successo due anni prima in un’altra azienda: Andrea aveva viaggiato di notte sul ponte di una nave, per presentarsi ad un colloquio dove Nicola sarebbe stato il responsabile di quella selezione.

Arrivava dalla Sardegna ed aveva passato una nottata quasi insonne, con le luci accese ed il mare che non stava un attimo zitto. Era arrivato puntuale, con una camicia stirata all’inverosimile che molto probabilmente aveva indossato una volta raggiunta la stazione marittima.

Ci era voluto pochissimo tempo affinché Nicola capisse di avere di fronte il candidato ideale e così, combattendo per giorni contro chi la pensava diversamente e lo riteneva “non abbastanza qualificato”, era riuscito a far assumere Andrea a tempo indeterminato.

La fame e la voglia di trovare un lavoro di Andrea erano state vincenti.

Nonostante questo, Nicola non si sarebbe mai aspettato di ricevere un invito al suo matrimonio, ne avrebbe mai pensato di ricevere tutti questi ringraziamenti a distanza di anni.

Terminata la telefonata si era lasciato andare sul divano, sorpreso di quanto fosse appena accaduto, e allo stesso tempo emozionato per aver contribuito anche se in piccola parte alla felicità di Andrea.

Era incredulo. Come era possibile che un recruiter avesse reso possibile tutto questo?  

“Forse allora è anche questo il ruolo dell’HR, quello di combattere per gli altri, di andare contro ai pregiudizi, di guardare sempre oltre quando si incontrano nuove persone o situazioni”, aveva pensato.

Era stato in quel momento che ogni dubbio era scomparso dalla mente di Nicola e, come delle onde che si infrangono su uno scoglio in una giornata di mare calmo, all’improvviso, con forza e prepotenza, erano arrivate tutte le risposte che stava aspettando.

Una tra queste, forse la più importante, era che non si sarebbe fermato di fronte ad un NO detto da chissà chi per la richiesta di un part-time, ma avrebbe lottato per Ludovica, Gioia e la loro felicità.

Perché la loro felicità corrisponde a quella di Nicola, ed è proprio questo il vero ruolo dell’HR.

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