GIOVANNI COMINELLI: UN NUOVO ’68?

Centinaia di campus americani, università in Francia, Italia, Inghilterra, e ancora in Kuwait, Giordania, India, Giappone, sono stati occupati dagli studenti sotto l’univoco coro di “Free Palestine”.  

In un articolo pubblicato su Politica Insieme, Giovanni Cominelli, autore, tra gli altri, di Che fine ha fatto il ’68 e La caduta del vento leggero. Autobiografia di una generazione che voleva cambiare il mondo, editi da Guerini e Associati, si pone il quesito sulla possibile analogia tra le proteste studentesche del ’68 e quelle a cui stiamo assistendo oggi, nel 2024.

Si dà anche una risposta, che suona come segue: “Il firmamento che incombe su questo ’68 del 2024 è illuminato dalle stesse stelle, ma è luce di stelle morte. L’Età dello Spirito, prevista da Gioachino da Fiore, non è arrivata”.

Se il motore trainante dei sessantottini era tanto la rivendicazione di spazi generazionali di libertà e di consumi dentro la società opulenta, quanto la rivolta morale contro le ingiustizie mondiali, oggi è un mondo, ancora colmo di ingiustizie e diseguaglianze, che viene traguardato attraverso il prisma a tre facce, “maledettamente semplice e deformante”, dell’ideologia woke/cancel culture/politically correct.

Ne consegue un’unica soluzione fortemente errata: “Se l’imperativo categorico morale ci impone di abolire il Male, allora distruggiamo il passato storico, che è il Male, e perciò facciamo tabula rasa dell’Occidente capitalista, colonialista, sfruttatore, dominatore e manipolatore”. Si traduce nelle realtà accademiche con la rinuncia, spiega Gilles Keppel, al primato del sapere in nome della democratizzazione e dell’internazionalizzazione.

Sul tema della caduta del sapere l’autore riassume: “Il sapere è diventato opinione”.

Le considerazioni complete di Giovanni Cominelli sull’argomento al seguente link:

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