«Se si escludono istanti prodigiosi e singoli che il destino ci può donare, l’amare il proprio lavoro (che purtroppo è privilegio di pochi) costituisce la migliore approssimazione concreta alla felicità sulla terra; ma questa è una verità che non molti conoscono […]
È malinconicamente vero che molti lavori non sono amabili, ma è nocivo scendere in campo carichi di odio preconcetto; chi lo fa, si condanna per la vita a odiare non solo il lavoro, ma se stesso e il mondo. Si può e si deve combattere perché il frutto del lavoro rimanga nelle mani di chi lo fa, e perché il lavoro stesso non sia una pena, ma l’amore o rispettivamente l’odio per l’opera sono un dato interno, originario, che dipende molto dalla storia dell’individuo, e meno di quanto si creda dalle strutture produttive entro cui il lavoro si svolge».
Primo Levi
Giuseppe Varchetta è psicologo dell’organizzazione di formazione psico-socioanalitica, socio fondatore e past president di Ariele. È stato a lungo membro della consulta scientifica dell’AIF, l’Associazione Italiana Formatori. È membro della direzione della rivista semestrale Educazione Sentimentale e vice presidente di Arimo, cooperativa sociale. Per le nostre edizioni ha pubblicato, tra gli altri: L’ambiguità organizzativa (2009), Trame di bellezza (2011), La solidarietà organizzativa (1993¹, 2021²) e Quei due (2023).



